05/09/2008
Nel Pd non gira un’idea che sia una
Ipnotizzato da Berlusconi, dal berlusconismo e soprattutto dall’antiberlusconismo, il centrosinistra italiano non sembra essersi reso conto non dico dell’entità della sconfitta subita, ma del carattere periodizzante delle elezioni di aprile e delle radicali novità di storia politica che esse comportano. Per la prima volta tutte le forze che hanno governato la Prima Repubblica sono state collocate all’opposizione; per la prima volta, una coalizione di centrodestra, senza confini a destra se non marginali, governa l’Italia, priva anche del contributo di alcuni eredi della Dc; per la prima volta, nella storia dell’Italia democratica, un grande partito di centrodestra in formazione (la De era tutt’altra cosa) si va radicando nella società, e sviluppa i tratti di una sua cultura politica e si colloca in una reinterpretazione dei canoni più consolidati della stessa storia repubblicana, a muovere dal senso dello Stato unitario, ricostituendo le linee di una sua nuova e inedita legittimazione.
01/09/2008
La rendita dei comuni. di Francesco Giavazzi
Le centinaia di aziende a partecipazione pubblica create negli ultimi anni per gestire i servizi locali sono diventate il fulcro del potere politico locale: non c’è fusione che non sia accompagnata dal passaggio al modello societario duale in modo che non un solo presidente, non un solo consigliere di amministrazione perda il suo posto. Oggi, grazie alla Lega hanno ottenuto ciò che volevano: l’art. 23-bis del decreto fiscale approvato l’1 agosto prevede che le deroghe alla procedura di gara siano solo comunicate all’Antitrust. Tolte di mezzo le gare, la sopravvivenza del capitalismo pubblico locale è assicurata.
28/08/2008
Grande Hillary. Di Lucia Annunziata
Hillary è salita sul palco e ha fatto quello che un politico di razza deve fare: non alimentare il proprio spazietto, il proprio piccolo mito, ma prendersi la responsabilità per tutti e di tutti. Ha smesso i panni della Evita Perón delle femministe di mezza età ed è tornata il politico-avvocato: additando obiettivi e costi necessari a vincere e capitalizzando così in senso vero la scommessa sulla vittoria: aumentando cioè la somma finale non sottraendo i propri voti.
30/07/2008
Un mondo nuovo ma ancora senza guida. di Renato Ruggiero
Dopo sette anni di duro lavoro si è concluso con un profondo disaccordo. In questi sette anni è cambiato il mondo, ma i negoziati del Doha Round sono rimasti sostanzialmente ancorati alla riduzione del livello dei dazi e delle sovvenzioni per i prodotti agricoli e industriali.


Un mondo nuovo ma ancora senza guida. di Renato Ruggiero del 30/07/2008
  Dopo sette anni di duro lavoro si è concluso con un profondo disaccordo, in particolare tra Stati Uniti, Cina e India, l’ottavo negoziato commerciale multilaterale, noto come il "Doha Round", dal nome della capitale del Qatar dove fu lanciato nel novembre 2001. In questi sette anni è cambiato il mondo, ma i negoziati del Doha Round sono rimasti sostanzialmente ancorati alla riduzione del livello dei dazi e delle sovvenzioni per i prodotti agricoli e industriali. Ma le grandi priorità sono oggi le sfide globali e tra le più importanti e urgenti quella di combattere il surriscaldamento del pianeta, con intrecci notevoli con le politiche commerciali. Queste sfide sono rimaste lontane dall’agenda, tranne indirettamente quella del forte aumento dei prezzi agricoli che ha spinto l’India a richiedere una clausola di salvaguardia speciale in difesa della propria produzione agricola contro forti importazioni. La Cina, dal canto suo, ha rifiutato qualsiasi liberalizzazione in materia.
Intanto l’equilibrio geopolitico si è spostato verso l’Asia e le classificazioni economiche si sono arricchite di una nuova potente categoria, le economie emergenti: grandi Paesi caratterizzati dalla contemporanea presenza di una vastissima povertà e colossali ricchezze monetarie. All’interno dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto, World trade organization) le tradizionali leadership degli Stati Uniti e dell’Unione Europea si sono ridimensionate per l’arrivo delle nuove economie emergenti, il cui peso è diventato determinante per il raggiungimento di un consenso finale. Per quanto riguarda la Ue, le cui posizioni sono state difese dal commissario Peter Mandelson, le critiche sostenute pubblicamente dal presidente francese Nicolas Sarkozy, con l’appoggio italiano (dato giustamente con molta visibilità) e di altri sette Paesi membri, hanno certamente limitato il ruolo del commissario europeo.
Il Doha Round è stato quindi anche il negoziato globale che ha rappresentato un test importante di una nuova leadership multipolare che si sta creando. Enormi flussi finanziari continuano ad alimentare, con le colossali rendite petrolifere e i surplus commerciali, le già sovradimensionate riserve monetarie e i relativi fondi sovrani d’investimento di alcuni Paesi, prendendo il posto che avevano grandi istituzioni finanziarie americane ed europee.
E in questo mondo che cambia velocemente e profondamente, la Wto si è trovata a dovere affrontare questi negoziati globali con procedure tradizionali inadeguate e tempi lunghissimi. Ognuno dei 153 Stati membri ha un voto e ogni voto ha lo stesso peso per raggiungere l’unanimità richiesta per ogni decisione.
Trovare il consenso è diventato sempre più difficile. Questa nuova realtà multipolare ha conferrmato il tradizionale conflitto tra i Paesi avanzati e quelli in via di sviluppo. Ma nuovi conflitti si sono manifestati tra gli stessi Paesi meno sviluppati in nome di interessi diversi, così come tra Paesi in via di sviluppo ed economie emergenti. Lo stesso fronte degli emergenti è apparso poco solidale.
Di fronte a una così complessa situazione le forze economiche non sono più disponibili ad accettare tempi enormemente lunghi per trovare, e non sempre, le necessarie risposte ai bisogni sempre più complessi di un’economia globalizzante e interdipendente. Di qui il ricorso crescente ad accordi bilaterali e regionali a carattere preferenziale.
A oggi, ve ne sono in vigore 211, che coprono circa la metà del commercio mondiale. A questi se ne devono aggiungere 20 firmati, ma non ancora operativi e 70 in via di negoziato. Tra questi primeggiano gli accordi dell’Unione Europea con un gran numero di Paesi asiatici. Gli Stati Uniti seguono a ruota insieme ad altri numerosi partner commerciali, grandi e piccoli, rendendo sempre più difficile il funzionamento del sistema multilaterale. Ora, dopo questo fallimento negoziale, c’è il rischio di una nuova corsa ad accordi bilaterali preferenziali.
Ma la differenza tra il sistema multilaterale e gli accordi preferenziali è molto importante, sia commercialmente, sia politicamente. Il primo si fonda sulla clausola della nazione più favorita, che estende a tutti i partner commerciali gli stessi benefici che si danno a quelli con cui si raggiungano accordi. In altri termini, si basa sul principio di non discriminazione. E il contrario avviene con gli accordi preferenziali, che limitano le preferenze ottenute ai soli membri degli accordi. Il numero e l’estensione raggiunti dagli accordi preferenziali rendono ora il principio di non discriminazione l’eccezione del sistema commerciale e non la regola. Ma vi è di più. Con la grande estensione degli accordi preferenziali, quella già avvenuta e quella che si prospetta con le nuove intese con i Paesi asiatici, aumenta anche la dimensione politica degli accordi commerciali, incrementando così anche i rischi di conflitti e la loro pericolosità. Ancora più grave la marginalizzazione del sistema per la soluzione delle controversie, forse la maggiore conquista del sistema multilaterale.
Ridare il primato al sistema multilaterale rispetto agli accordi preferenziali, e un’agenda di lavori che tenga presente i nuovi ruoli del sistema rispetto alle sfide globali, devono essere ora gli obiettivi principali anche per rispondere alla crescente richiesta di protezionismo. Già in America vi sono autorevoli voci che chiedono «una pausa di riflessione» per rivedere, alla luce delle nuove situazioni competitive create dalle grandi economie emergenti, Cina e India in primo luogo, il principio del vantaggio comparativo. Statistiche americane ci dicono che il sostegno alla liberalizzazione degli scambi è diminuito negli Usa del 25% dall’inizio del Doha Round. La globalizzazione incontra ovunque timori e critiche sempre maggiori.
Questi timori richiedono la massima attenzione. È, comunque, sempre più evidente l’assoluta necessità di nuove e poderose politiche e misure nazionali e internazionali per assorbire i costi sociali della liberalizzazione commerciale e della globalizzazione.
Non dimentichiamo che questo sistema commerciale multilaterale ha contribuito in modo fondamentale, nei 60 anni dalla sua creazione, alla crescente prosperità del nostro pianeta, a un periodo di crescita economica senza precedenti, a una massiccia riduzione della povertà nel mondo. Ma le disuguaglianze e la povertà che ancora esistono rimangono inaccettabili e le nuove sfide globali ci impongono di operare internazionalmente per diminuire le discriminazioni e non per aumentarle. Soltanto il sistema multilaterale, con il suo principio di non discriminazione e la partecipazione continua e diretta di tutti i Paesi in via di sviluppo, inclusi quelli meno avanzati, potrà portare un contributo determinante per migliorare la situazione.
Negli ultimi mesi due grandi pilastri dell’economia globale sono entrati in crisi: il sistema finanziario e il sistema multilaterale degli scambi. La distanza che ormai ci separa dal mondo che fu creato a Bretton Woods, alla fine della Seconda guerra mondiale, rischia di diventare incolmabile senza una aggiornata revisione della governabilità globale e un più efficiente funzionamento delle grandi istituzioni internazionali, Fondo monetario internazionale e Wto incluse.
L’Italia, con la prossima presidenza del G-7/G-8, avrà un ruolo di grande rilievo per l’organizzazione dei lavori di questo summit e per la ricerca di difficili accordi di portata mondiale. Bisogna sin d’ora operare affinché la classe politica e l’opinione pubblica siano ben consapevoli della grande responsabilità che ricade sull’intero Paese e sulla necessità di mostrare la solidarietà necessaria al successo.


da il www.ilsole24ore.com
del 30/07/2008
     
Associazione Libertà Eguale - Circolo Norberto Bobbio - Rimini
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MCE s.r.l.